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Il mondo del lavoro oggi

di Salvatore Sessa (Lavoratore precario Petti Conserve)

Ogni giorno sempre di più si ha la sensazione che, fra i paesi industrializzati, l’Italia è l’unico nel quale il confrontarsi in modo organico e costruttivo sui temi di come guadagnarsi da vivere lavorando è un vero tabù. Mai come oggi si parla di lavoro solo in occasione di scioperi, incidenti sul lavoro, crisi aziendali e questioni legate all’ evasione fiscale delle imprese.
La questione dell’inserimento nel mondo del lavoro dei nostri giovani trentenni è una questione troppo delicata per liquidarla con qualche battuta alla Padoa_Schioppa che considera i giovani trentenni “ bamboccioni ” perché vivono ancora in famiglia. Trovare un lavoro o perseguire una professione, per cui uno dopo tanti anni di sacrificio ha sgobbato su una montagna di libri, diventa quasi impossibile come vincere al superenalotto.

Molti stanno cercando di intraprendere un lavoro autonomo come sta accadendo in molti paesi industrializzati ma la cosa negativa a questo approccio è il fatto che spesso non è una scelta ma una necessità. Tutto questo è anche la mancanza di strutture ed enti che davvero guidano o aiutano ad indirizzare una persona nelle scelte da fare, per cui paradossalmente la scuola dell’infanzia, dell’obbligo e poi il contatto con l’ambiente universitario invece di risvegliare la creatività che esiste dentro di noi l’ha invece letteralmente castrata.
Infatti negli ultimi anni il mondo del lavoro è notevolmente cambiato: le aziende sempre di più richiedono personale “flessibile”, adattabile alle esigenze produttive. Questa è la realtà con cui si scontra un giovane alla ricerca di lavoro e con la quale deve fare i conti. Non è più realistico pensare al “posto fisso”, quello che ti accompagna fino alla pensione, e ti garantisce reddito fisso e sicurezza, ma bisogna abituarsi all’idea di cambiare spesso lavoro, accettando contratti temporanei. Naturalmente, in condizioni ottimali (lavoro sempre a disposizione) cambiare spesso può essere perfino divertente e stimolante, perché costringe a uno sforzo creativo di cambiamento e riadattamento a situazioni e professioni nuove. In ogni caso, è meglio attrezzarsi per fronteggiare culturalmente e operativamente questa realtà. E’ utile, ad esempio, puntare sulle competenze di base e trasversali che si apprendono durante i percorsi scolastici e formativi; senza però dimenticare che è necessaria una corretta conoscenza della lingua italiana, anche per svolgere un lavoro tecnico-manuale; inoltre sempre più sono richiesti altri due requisiti: almeno una lingua straniera (anche, ad esempio, per molti concorsi pubblici) e saper utilizzare un personal computer nelle applicazioni di base (compreso Internet). Ci sono infine caratteristiche “personali” che tendono a facilitare l’approccio al lavoro: ad esempio: la capacità di relazionarsi con gli altri, un aspetto curato, una buona manualità, disponibilità riguardo agli orari…..
I salari italiani sono i più bassi tra i paesi fondatori dell’Unione europea. Com’è potuto accadere? Una delle cause, la più macroscopica è stata l’aumento massiccio del lavoro precario. Infatti nell’ultimo anno è aumentato del 10% come i dati Istat rilevano. E’ una cifra altissima dovuta al fatto che le imprese tendono sempre di più a sostituire porzioni crescenti di forza lavoro stabile e qualificata con forza lavoro precaria e atipica. Sono figure contrattuali, tutte debolissime, che puntano non ad elevare la propria condizione, ma ad aggredire la condizione del lavoratore stabile. Sicché, per la prima volta in Italia, coloro che lavorano rischiano di trovarsi in condizioni economiche non diverse da quelle del disoccupato assistito. Inoltre, chiunque abbia superato i quarant’anni è oggi consapevole che ai primi segni di crisi il suo posto di lavoro è a rischio, e che in caso di licenziamento sarà molto difficile trovarne un altro di pari livello professionale e a parità di retribuzione. Infine, l’allungamento dell’età pensionabile rende particolarmente critica la condizione di tale fascia delle forze di lavoro.
Un altro aspetto nel mondo del lavoro è la funzione della tecnica che non è più uno strumento nelle mani del lavoratore ma è diventata la vera protagonista del mondo dell’economia e del lavoro. La tecnica non conosce il sociale, ma sa solo ottimizzare l’impiego minimo delle risorse umane per perseguire il massimo dell’utile. Progetti a lunga durata non se ne possono più fare per il semplice motivo che la tecnica agisce in un arco di tempo compreso tra il recente passato e l’immediato futuro e preferisce soprattutto l’immediato. E dunque alla progettazione di lungo periodo è subentrata quella di breve periodo il che vuol dire la ricerca spasmodica per inserirsi in circostanze favorevoli tendenti a sfruttare le “opportunità ”. In un contesto del genere quel che si chiede al lavoratore è la prontezza a cambiare tattiche e stili a breve scadenza, cioè quel che si chiama “flessibilità” e naturalmente a basso costo e in alti termini di efficienza e funzionalità perché la macchina resta il modello da imitare. ”. Va anche detto che i vari tipi di contratti a termine stanno sostituendo il tradizionale periodo di prova, sia perché certi imprenditori li sfruttano per dilazionare al massimo l’assunzione stabile, o per evitarla, sia perché molti ritengono insufficiente il periodo previsto dai contratti. Complessivamente l’area della precarietà coinvolge quasi 4 milioni di individui, tra i quali uno su quattro non è occupato. E sebbene costituiscano un’opportunità di ingresso nel lavoro per giovani e donne, i rapporti a termine possono però creare «ghettizzazione» professionale ed emarginazione sociale quando il lavoratore vi rimane “intrappolato”: basti pensare che oggi chi ha un contratto a termine stenta a ottenere prestiti e ad affittare appartamenti. Così diventa comunque difficile costruirsi un percorso, <<formulare previsioni e progetti d’una certa portata in campo professionale e spesso anche in campo esistenziale e familiare>>.
Oggi giorno trovare solo la parola lavoro è impossibile, c’è sempre qualcosa che deve essere aggiunta per la peculiarità dell’offerta. Lavoro a contratto, lavoro interinale, lavoro part-time, lavoro con tante specificità che ci si perde dentro, ma alla fine il succo è sempre quello: flessibilità. Oramai viviamo in un mondo globalizzato così vario che difficilmente riusciamo ad identificarci in esso. Siamo persone senza identità che rappresentano numeri in continuo movimento senza avere una propria localizzazione. Tutto questo divenire, questa precarietà ci fa sentire così alienati, impotenti e insicuri. L’aspetto negativo e deleterio di tutto ciò, al di là del problema economico, è questa lotta fratricida che si ripete giorno per giorno tra tutti i lavoratori che vivono tale flessibilità. Ognuno cerca di dare quanto più può al datore di lavoro accettando anche ricatti sottili pur di lavorare di più rispetto ad altri compagni. Tutto questo porta alla perdita di conquiste ottenute con lotte e sangue nell’arco di decenni, perdita del senso collettivo del bene comune: lavorare è un diritto
A tutto ciò si affianca anche la piaga del lavoro sommerso dove soprusi, sfruttamento, mancanza di misure di sicurezza e non meno importante l’evasione fiscale rendono questa giungla un inferno che arricchisce persone senza scrupoli, persone parassite che vivono dei disagi e del bisogno degli altri. La lista di tale scempio potrebbe continuare all’infinito e in più abbiamo il contorno degli extracomunitari che stanno ancora peggio di noi, alimentando quel senso di insofferenza e razzismo di cui nei secoli passati anche i nostri progenitori hanno dovuto subire in altri paesi. La storia sembra ripetersi in modo davvero sconvolgente. Tutta questa crisi del lavoro e dell’economia in generale pare abbia un disegno divino scritto per farci riflettere che venendo meno a dei principi non solo economici ma anche umani e morali si rischia davvero di perdere la strada della solidarietà e del bene comune.


Nocera Superiore lì 12.06.2008

Salvatore Sessa (Lavoratore precario Petti Conserve)